Tiscali

Abbandonato Carros si prosegue per Tiscali, il massiccio calcareo che chiude la valle di Lanaitto.
Un impervio ripidissimo sentiero attende il visitatore. Salendo lungo i fianchi del monte si penetra in una zona boscosa, selvaggia, quasi intatta. Man mano che la salita procede, l'orizzonte si allarga e lo sguardo può spaziare su una immensa distesa di creste montuose e di fitte foreste. Ivi è il regno dei mufloni e dei cinghiali.
Non è raro scorgere il grifone o l'astore volteggiare alla ricerca della preda. Anche il cervo, ormai scomparso a causa della caccia spietata, doveva trovare rifugio in questi boschi. E questo era pure il regno degli Iliesi, ove per certo i legionari romani giammai riuscirono a penetrare. Prima di giungere al rifugio, percorrendo un sentiero scavato dal vento, si fiancheggia un precipizio della profondità di circa 200 metri.
Lungo la strada davanti secolari ginepri, coi rami spogli e contorti dal vento, mute figure senza età, che rievocano, con le braccia tese, i guardiani dei gironi infernali. Due soli uomini, appostati sul ciglio del burrone, bastavano per bloccare l'accesso alla formidabile fortezza.

Da nessun'altra parte vi si può penetrare. Terminato il sentiero si apre un pianoro desolato; ancora una piccola curva, ed ecco Tiscali.
Un grande sbalzo calcareo, che un tempo era la volta di un'enorme grotta in parte crollata, era il riparo naturale alle case degli Iliesi.
Sotto lo sbalzo due villaggi: Tiscali e Iscali, così vennero chiamati dai pastori quando, nel 1890, in seguito ad un disboscamento, furono scoperti.
Viene spontaneo domandarsi come mai i villaggi sono due e non uno soltanto, magari più esteso. Tante congetture si affacciano alla mente e senza un accurato studio stratigrafico sarebbe azzardato fare delle affermazioni. Però non è illogico pensare che davanti alla massiccia avanzata romana, gli abitanti del villaggio nuragico "Su Gurruthone" abbiano preferito ritirarsi a Tiscali, piuttosto che cedere al giogo nemico e che gli abitanti di Carros abbiano fatto altrettanto, fondando quindi, entro quella fortezza naturale, ultimo simbolo della resistenza barbaricina, i due piccoli villaggi. Avvalora l'ipotesi il fatto che tutte le costruzioni, circolari e quadrate, invero alquanto piccole, siano cementate con fango ed argilla. Sono inoltre costruite con piccole pietre, cioè col materiale che potevasi reperire nel luogo. In una situazione di emergenza non era possibile avere materiali di riporto. A Carros sono numerosi i blocchi basaltici trasportati dall'altopiano di Gullei, ma nessun blocco in basalto si trova a Tiscali. Per la stessa ragione gli architravi di tutte le costruzioni sono in legno di ginepro e non in pietra, come nelle altre abitazioni nuragiche. E' facile capire che i due villaggi furono abitati per lungo tempo e che le costruzioni quadrate sono più recenti.

Sulla parete rocciosa della fortezza si apre un ampio finestrone dal quale si domina la sottostante valle di Lanaitto. Di lì gli Iliesi potevano controllare tutti i movimenti dei Romani, i quali, dopo essere riusciti a penetrare nella valle, certamente con l'ausilio dei cani mastini, vi avevano costruito il presidio di Ruinas, allo scopo di tenere a bada gli abitanti di Tiscali. Il presidio non potè sorgere che dopo la distruzione di "Su Gurruthone" e l'abbandono di Carros. Altrimenti i Romani si sarebbero trovati circondati dai nemici che abitavano i villaggi circostanti. Solo dopo l'incondizionata resa della prima cintura difensiva costituita dai nuraghi sparsi che si trovavano ai piedi della montagna, collegando Su Sune a Serra Orrios e dopo avere superato la seconda cintura a mezza montagna, ove resiste ancora qualche torretta di controllo e infine dopo la distruzione di "Su Gurruthone", era possibile costruire un presidio a Lanaitto. Solo allora, per mantenere le posizioni conquistate, si poté tracciare la strada che collegava Viniolis (presso Dorgali), Lanaitto, Oliena, Orgosolo, Mamoiada, Sorabila (presso Fonni), per poi proseguire oltre. Che Tiscali fosse l'ultimo rifugio di emergenza lo dimostra il fatto che entro la grotta non vi sia abbondanza d'acqua. Attualmente l'unica acqua reperibile é data dallo stillicidio delle concrezioni calcaree. Numerosi sono invece i frammenti di anfore romane. I Romani arrivarono fin lassù? Non sembra probabile. Non credo neppure che gli Iliesi avessero rapporti con i Romani che consideravano usurpatori perché avevano occupato le terre produttive ai piedi delle montagne e vi avevano fissato le loro stazioni per impedire ai Barbaricini di scendere a valle con le loro greggi.


E' più probabile che gli Iliesi tendessero ai loro nemici frequenti imboscate, predando incendiando e facendo razzia di armi, utensili e viveri. Questo spiegherebbe la presenza di oggetti romani a Tiscali. E quanto maggiore era il bottino che riuscivano a predare, tanto più andavano fieri del loro coraggio e della loro abilità. La zona circostante é ricca di grotte alquanto suggestive. In esse gli Iliesi potevano facilmente nascondersi e stare in agguato, pronti a tendere imboscate agli incauti aggressori che avessero osato spingersi fin lassù. Con straordinaria rapidità, favoriti dalla fitta vegetazione, potevano piombare sui nemici e con altrettanta velocità scomparire entro le grotte o nella voragine di Tiscali, come se la montagna li inghiottisse. Alludeva proprio a queste genti Cicerone quando diceva che i "latrunculi mastrucati" pareva sbucassero da sotto terra come formiche. Gli Iliesi avevano trovato a Tiscali una fortezza naturale, imprendibile, ove la sicurezza delle loro famiglie non poteva essere minacciata. Erano ben protetti dalla
natura della montagna e dalla zona boscosa, quasi inaccessibile. Ma chi erano gli Iliesi?

Data di ultima modifica: 09/02/2017


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