Personaggi illustri

Padre Giovanni Antonio Solinas, nasce alla fine della prima metà del Seicento. Ha la fortuna di conoscere fin da fanciullo i Gesuiti presenti ad Oliena. L’Ordine era stato fondato un secolo prima da un giovane soldato Spagnolo, Ignazio di Loyola, con lo scopo di insegnare il catechismo e l’alfabeto; propagare la fede con l’esempio anziché con le armi; andare tra la gente anzichè starsene chiusi in inaccessibili conventi. Giovanni Antonio decide di far parte della Compagnia di Gesù, dove per regola si vive per la gente e fra la gente. Sa bene Solinas che dai Padri Gesuiti lo studio è pesante e le prove sono infinite, ma questo non lo preoccupa più di tanto. È preso sopratutto dall’idea delle missioni nelle Indie, varcare gli oceani.
Padre Solinas andò così lontano non solo per insegnare il catechismo, ma anche l’igiene, la coltivazione della terra, la scrittura e la lettura. È il sogno degli anni della sua giovinezza. Padre Giovanni Antonio Solinas lascia la famiglia, il paese natale, la Sardegna, l’Europa e va lontano. Muore ucciso per la fede ai piedi delle Cordigliere del Paraguay, nelle pianure del Zenta dell’immenso ed inospitale Chaco.

On. Giovanni Battista Melis nasce nel 1904 a Oliena, “fu tra i fondatori della Giovane Sardegna e, per quanto giovanissimo, fu tra i primi dirigenti del Partito Sardo d’Azione…, e quando il fascismo prevalse.. dovette patire persecuzioni ed anche il carcere. Pagò sempre di persona, ma non si piegò mai… Egli fu nella Consulta e fu nel primo Parlamento democratico del nostro Paese portando sempre la voce autentica della Sardegna, soprattutto nelle battaglie per l’autonomia regionale e per una crescita civile e democratica delle genti sarde”. (dal discorso commemorativo del Presidente del Consiglio Regionale Felice Contu pronunziato il 7 Luglio 1976).

Canonico Pietro Bisi nacque a Bitti nel 1878, parroco per quasi 60 anni dal 1906 al 1965, anno della sua scomparsa. Visse tutti i problemi della comunità olianese. Il suo rigore morale e la sua grande umanità fecero di lui la guida spirituale, il confidente, il paciere, il medico. Gli anziani ricordano ancora il suo prodigarsi, con profondo spirito missionario, nella lotta conto “s’ispagnola”, l’epidemia che nel 1918 raggiunge il paese decimando numerose famiglie. Tenace nel perseguire obiettivi di grande valore sociale, si adoperò dal 1922 al 1937 per la realizzazione dell’asilo infantile che risultò uno dei primi nella provincia di Nuoro.
 

Il Magistrato Antonio (noto Totoni) Catte nasce nel 1912. Laureatosi brillantemente in giurisprudenza a ventidue anni, divenne subito dopo il più giovane magistrato d’ Italia. Svolse la sua professione di giudice prima a Sassari, poi a Firenze ed in seguito a Genova e poi a Savona. Convinto assertore delle idee di libertà e democrazia, nel 1944 venne perseguitato dai fascisti e sfuggi alla cattura rifugiandosi, assieme ad altri magistrati, nell’ Appennino Ligure, dove combatté nella brigata partigiana “Panevino”, legata alla Divisione “Giustizia e Libertà”, per la liberazione della Liguria e del Piemonte. Rientrato a Genova dopo la liberazione, fu chiamato a fare parte del Tribunale speciale che processava i fascisti. Ma le sofferenze del periodo di lotta ne avevano minato il fisico tanto che presto dovette abbandonare la professione per far rientro as Oliena, dove poco dopo morì all’età di soli 36 anni.

Il bandito Giovanni Corbeddu Salis, nato ad Oliena nel 1844 e ucciso nel 1898 per mano dei carabinieri dopo una latitanza di ben diciotto anni, nel ricordo di un vecchio pastore, F.S., di Orgosolo:
«Ziu Corveddu si era dato alla macchia dopo l'ingiusta imputazione del furto di un bue. Durante la latitanza gli veniva addebitata buona parte dei delitti che si verificavano nella zona. La mia famiglia era molto amica di ziu Corveddu; ricordo che, io ero allora ancora ragazzetto, veniva spesso al nostro ovile con altri banditi per trascorrervi la notte. Era uomo di valore, non mancava mai alla parola data e raccomandava sempre ai suoi compagni di non infierire mai su alcuno prima di averne accertato la colpevolezza; una volta infatti assalì con duri rimproveri i banditi P. ed M. per aver ammazzato un compaesano innocente che altri aveva avuto interesse ad accusare per farlo fuori. Egli era solito ammonirli con il detto «Su re tenede su lepore a harru» (il re prende la lepre col carro a buoi) a significare che era sempre il re, ossia il potere costituito, ad avere partita vinta dati i mezzi di cui disponeva se messi in opera.
Era anche devoto e la sera, prima di prendere sonno, apriva un libricino e leggeva le preghiere ai compagni. Non rubava e morì povero. Fu merito suo se i due commercianti francesi, sequestrati dai banditi, furono rimessi in libertà. Infatti, dopo le infruttuose ricerche delle forze dell'ordine, il sottoprefetto gli aveva dato incarico di intervenire con la sua «autorevolezza» presso i responsabili col preciso scopo di ottenerne la liberazione. Come compenso gli fu offerta una grossa somma in denaro che egli «da uomo» sdegnosamente rifiutò.
In tale circostanza però usufruì di un salvacondotto di dieci giorni, «cessu e recessu», per cui, il bandito più temuto e rispettato del circondario, poteva liberamente circolare nel paese fra il comprensibile stupore e la curiosità dei compaesani e dei carabinieri».
Dalla rievocazione del vecchio balza evidente la figura romantica del bandito-eroe, fedelissimo alla parola data e a tutto il codice consuetudinario della comunità barbaricina.

Tratto da "Oliena. Immagini e testimonianze di vita", Congiu, Cabboi, Loi

Data di ultima modifica: 09/02/2017


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